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TOKYO - Se l’eruzione del vulcano islandese ha mandato in tilt il trasporto aereo in Europa con gravi ripercussioni in tutto il mondo, in Giappone la cenere vulcanica (“shirasù”) vuol dire ricchezza al punto che è alla base di un fiorente business da ultimo approdato nella cosmetica. Gli abitanti della prefettura di Kagoshima, a sud dell’arcipelago, hanno fatto di necessità virtù, in un’area che in gran parte è ricoperta di cenere vulcanica. Non è un caso che ad Aira, a pochi chilometri da Kagoshima, città gemellata con Napoli (la localizzazione in una baia, il clima mite e il vulcano Sakurajima richiamano inequivocabilmente il Vesuvio e la città partenopea), quasi tutto, dalle fondamenta delle case alle tegole e agli isolanti- sia fatto con materiali vulcanici. Di recente, gli ingegnosi studi della Tengen, una società cosmetica, hanno trovato un promettente filone per sfruttare la caldera generata dall’esplosione di un vulcano che, riempiendosi di acqua di mare, ha formato la baia di Kinko, fino a sviluppare la formula magica: cenere bianca finissima, olio e idrossido di sodio, combinati in una formula segretissima. Un unguento eccezionale per la pelle prodotto in dieci tipi applicativi diversi, dalla faccia al corpo, nella quantità di 200-400 chili al giorno. E le vendite sembrerebbero confermarlo. |
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