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Tokyo, 8 giu. - Il maestro dell'horror giapponese Koji Suzuki, autore dei best seller "Dark Water", "Spiral" e, soprattutto, "The Ring" ha scelto un formato decisamente innovativo per il suo ultimo racconto: il rotolo di carta igienica. Lo scrittore ha infatti pubblicato per la Hayashi Paper il suo nuovo racconto, intitolato, 'Drop', sui classici rotoli di carta per la toilette. Ciascun rotolo sara' venduto per soli 210 yen (circa 1 euro e 60) ed e' destinato soprattutto ai bagni pubblici o ospitati in locali pubblici.
 
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Uomini erbivori in Giappone PDF Stampa E-mail
giovedì 18 giugno 2009

I maschi nipponici hanno smesso di essere drogati di lavoro e cacciatori. Si stanno facendo effemminati, a causa di una grave crisi culturale ed economica del Paese 

In una società che per secoli si è modellata sul valore virile dei samurai, guerrieri che tagliavano la testa del nemico con un solo colpo di sciabola e si bagnavano degli spruzzi del suo sangue come insegne di valore, una società che ancora sogna di trangugiare cruda la carne rossa del tonno, il nome è tutto.

uomini giapponesiI giornali li chiamano “maschi erbivori” (soshoku-danshi) o semplicemente “erbivori” (soshouku-kei) e nell’appellativo c’è tutto il disprezzo di un popolo che sente di dover essere cacciatore e quindi guarda di traverso chi non mangia carne. Sotto, nella scala sociale dei tempi antichi, c’erano i contadini, che mangiavano cereali, sotto ancora gli erbivori. Ma oggi una larga fetta di maschi fra i 20 e i 35 anni non ha interesse a fare carriera, trascura il lavoro, non pensa a farsi una famiglia e nemmeno a trovarsi fidanzate fisse o occasionali. Sono loro gli erbivori, il contrario dei vecchi marziali impiegati in giacca cravatta e gilet che hanno dedicato la vita a rifondare la forza dell’economia giapponese, e lanciarla verso il modo, quasi come i loro genitori si erano armati di baionetta e fucile ed erano corsi a conquistare l’Asia. Per loro l’azienda, la patria e la famiglia erano tutto, condito di sbornie ai bar e avventure occasionali nei karaoke.

Oggi però, secondo ricerche di mercato, due terzi dei giapponesi tra i 20 e i 35, quelli con più energia, sono del tutto o parzialmente “erbivori”. Vivono con la mamma, amano i dolci, compreso il “tilamisù”, trascorrono ore in chiacchiere platoniche con l’altro sesso sul computer o sulla panchina di un parco, spendono in trucchi e belletti quanto le donne, si fanno il manicure, stanno più attenti al taglio dei capelli, con brillantina, che ai risultati dell’ufficio.

È una crisi spirituale, che però ha chiare radici economiche. Negli ultimi 20 anni il Giappone si è trasformato. Non è più un Paese sostanzialmente egalitario, senza le enormi differenze di stipendio tra impiegato e amministratore delegato di altri Paesi occidentali, né ha più l’esteso sistema di lavoro fisso a vita di un tempo.

Secondo dati della Tv nipponica l’82% degli uomini giapponesi di 35 anni guadagna meno di 2 milioni di yen al mese, considerata la linea di povertà. Secondo un rapporto della Ocse del 2007 il Giappone era al secondo posto dopo gli Usa per la povertà relativa tra i paesi sviluppati. Un terzo della forza lavoro giapponese lavora con contratti a termine senza prospettiva di impiego fisso.

Il risultato è che per metter su casa bisogna ora lavorare in due, diversamente da un tempo quando le femmine pensavano solo a figlie e marito. E spesso le donne, mogli o madri, portano a casa più del marito o del figlio.

Le conseguenze sono una trasformazione epocale delle abitudini di vita. Dati di fabbricanti di bagni suggeriscono che il 40% degli uomini urini da seduto, oppure appoggiandosi a una specie di inginocchiatoio. Il tutto su pressioni della donna di casa che vuole prevenire quegli spiacevoli schizzi dal water.

Questi nuovi comportamenti ne hanno portato altri. Negli ultimi dieci anni la vendita dei preservativi è caduta progressivamente.

Il quotidiano in inglese Japan Times riporta che un grande magazzino di Tokyo ha venduto 4mila reggiseni a uomini. Dicono che indossarli dà loro maggiore tranquillità, serenità.

C’è un “vuoto di speranza”, come denunciano i giornali nipponici. I trentenni hanno visto sbriciolarsi il mondo per cui i loro genitori, “carnivori”, si erano spaccati la schiena. Il Giappone non sarebbe stato più “numero 1” come sognavano gli opinionisti di metà degli anni ’80, rispolverando i miti degli anni ‘30.

Tokyo nel frattempo è stato stracciato dalla nuova economia americana e sta per essere sorpassato in curva dalla nuova vaporiera cinese.  Ora sta arrancando sotto la crisi finanziaria con oltre 180% di deficit sul Pil. Lo yen, una volta imperatore dell’Asia, oggi nell’ordine delle monete globali è dietro il dollaro, l’euro e fra poco anche lo yuan cinese.

Dopo la fine di queste idee di grandezza, il destino dei Giappone, e dei giapponesi, sembra incerto. Perché bisogna lavorare e divorare? Meglio prendersela calma, meglio pascolare tra l’erba, perché forse, chissà, è proprio l’anima del samurai che si sta estinguendo, e forse alla fine potrebbe non essere un male.

 
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